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  • 26 marzo

    IL 56% DELLE CASE VENDUTE E' IN CLASSE G, NEL 2018 PREZZI E CANONI VERSO LA STABILITA'

    La poca importanza della certificazione energetica è anche relativamente proporzionale al prezzo degli immobili, in quanto chi non ha molte risorse economiche a disposizione punterà più facilmente su immobili usati per cosi dire, rispetto ad immobili nuovi, rimandando magari al futuro una riqualificazione energetica. Uno studio realizzato da Enea, Fiaip, e I-Com, dimostra che se nel 2017 da un lato si è registrata una crescita seppur bassa (+0,5%) del livello energetico del patrimonio abitativo, dall'altro lato il 56% delle vendite totali ha riguardato immobili in classe energetica G, il 24% classi E ed F, 13% nelle classi C e D e solo il 7% nelle classi energetiche A e B. La cosa più preoccupante tra l'altro è che almeno un agente immobiliare su due considera che l'APE non vada ad incidere affatto sulla scelta di chi compra e di chi vende e guardando la tipologia di immobili che sono stati venduti nel 2017 si nota che i meno efficienti dal punto di vista energetico sono le villette, oltre una su due, e i bilocali, mentre solo il 4,4% dei bilocali e l'8,7% delle villette appartiene alle classi energetiche più alte. Negli immobili di pregio, le vendite che rientrano nelle tre classi energetiche più efficienti sono salite al 14,1% del 2016 al 22,1%. In aumento è anche la percentuale di immobili in classe energetica A+, A e B che sono state compravendute nei centri storici delle principali città italiane. Sui dati incide però la presenza di uno stock di invenduto molto rilevante, nel 2017 solo il 40% delle abitazioni di nuova costruzione che sono state scambiate è risultato di elevata qualità energetica contro il 60% del 2016. Un dato sorprendente, considerati gli elevati standard energetici imposti dalla legge per le nuove costruzioni, che si spiega con la crisi vissuta in questi anni dal settore immobiliare e dal notevole stock di invenduto che ne è derivato. Per quel che riguarda le ristrutturazioni solo il 10% degli immobili che sono oggetto di intervento è nelle prime tre classi energetiche. Secondo l'associazione degli agenti immobiliari il 2017 consegna un mercato immobiliare a due velocità, da un lato la crescita costante del numero delle compravendite, che vengono trainate dai buoni risultati registrati in alcuni capoluoghi di regione e dalle aste immobiliari, dall'altro si registra un andamento medio dei prezzi immobiliari ancora in diminuzione sia per le abitazioni che per uffici, negozi, e capannoni. Secondo Fiaip si profila un mercato immobiliare ancora in assestamento dove l'offerta è in crescita, aumenta la domanda e si riduce il divario fra prezzi richiesti e prezzi di realizzo. Si registra una ripresa anche in termini di investimento, soprattutto in città turistiche, dove si punta sugli affitti brevi, i risparmiatori italiani secondo gli agenti valutano poi che gli scarsi rendimenti dei titoli di Stato si rifugiano nell'investimento immobiliare. Per quanto riguarda le locazioni si registra un aumento dei contratti, con un volume residenziale pari al +12%, i prezzi medi per l'abitativo hanno subito una flessione moderata. Condizioni economiche più favorevoli e bassi tassi di interesse dovrebbero supportare la domanda nel mercato immobiliare e ridurre anche l'eccesso di offerta dall'altro. Il divario tra domanda e offerta dovrebbe colmarsi gradualmente, avendo un'ulteriore riduzione dei tempi di vendita e del calo dei prezzi, oltre a provocare un incremento del costo degli immobili. Nel 2018 si prevede una progressiva stabilizzazione dei prezzi degli immobili, è previsto inoltre un aumento dei canoni di locazioni generalizzato in molte città metropolitane dove la ripresa si sta facendo sempre più concreta e dove oggi si fanno ottimi affari per immobili da mettere a reddito. La ripresa in Italia è però minacciata dai crediti ipotecari deteriorati in pancia alle banche che hanno tassi di default elevatissimi proprio nel settore delle costruzioni. Peri Fiaip le politiche fiscali messe in pratica dal 2011 ad oggi stanno escludento la possibilità per l'intero sistema Paese di vedere aumentare il Pil. 

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